Le mappe concettuali non sono una religione in cui "credere". La struttura delle informazioni significative, cioè quelle sulle quali abbiamo consapevolezza ed esperienza, è realmente costituita come una mappa concettuale nella mente umana. La struttura delle conoscenze significative (non puramente mnemoniche) non è fatta di  catene e sequenze lineari, ma è una rete dinamica di proposizioni strutturate gerarchicamente. Questa rete concettuale non può essere trasferita direttamente, dall'insegnante o dal testo, all'alunno, ma deve essere costruita da quest'ultimo, con appropriate interazioni ed esperienze, meglio se con la mediazione dell'insegnante e con il confronto con i pari.

La disonestà pedagogica
Troppo spesso si dà per scontato che un'intensa attività di studio con "ripetizione a voce e una pratica ripetuta, attenta e puntigliosa delle procedure" origini una buona comprensione. Le esperienze concrete che ciascun insegnante può fare dimostrano, invece, che questo tipo di studio non raggiunge il minimo obiettivo dell'educazione: riconoscere un concetto, o la necessità di usare una procedura, quando lo si vede di fronte o quando se ne ha l'opportunità-necessità. L'apprendimento meccanico, riproduttivo, che costituisce la stragrande maggioranza degli apprendimenti (possibilmente col favore dei test INVALSI) comporta che gli allievi sappiano riconoscere non i concetti per ciò che essi sono, ma per ciò che è stato richiesto loro di sapere e solo nel contesto esatto in cui l'addestramento si è compiuto. Le verifiche attuate, temendo altrimenti "spiacevoli fallimenti", mirano alla ripetizione del consuetudinario, alla riproduzione di stringhe di testo (schemi, definizioni, frasi, algoritmi, disegni, grafici, ecc.) evocate da un'etichetta-imbeccata, una convenzione interna al rapporto classe docente, che aiuti a ricordare senza pensare, ciò che deve essere riprodotto, giammai correlate da un termine universale che indichi il concetto per ciò che esso è o rappresenta realmente.
Qualcuno si chiede cosa ci stiano a fare i pedagogisti, ce l'ha con loro e li vorrebbe anche eliminare. Essi invece esistono per ricordarci, insistentemente, che questo modo di fare scuola è profondamente disonesto.

È giunto il momento di riappropriarsi della possibilità di insegnare in modo intelligente e aperto
Voglio sentirmi libero di continuare a richiedere la comprensione concettuale ai miei studenti senza finire nel sistema sanzionatorio e della delusione sistematica. La soluzione è semplice: basta decidere insieme, docenti e alunni, che a scuola ci si viene per imparare e non per avere voti. In tale scenario la richiesta di comprensione concettuale è incompatibile con le attuali valutazioni che non hanno un risvolto formativo, se non secondario e irrilevante. Il voto è uno stop dannosissimo nel processo di formazone. Facendo invece attività di costruzione continua, mediata e cooperativa dei concetti (1. problem solving, 2. mappe concettuali) la valutazione diventerà inerente a tali attività e consisterà nell'attribuire un grado all'impegno e al coinvolgimento effettivo dell'allievo in tale processo di costruzione. Le valutazioni "oggettive" continuerebbero ad avere una ragione di esistere soltanto se fatte sulla capacità di applicare i concetti e attivare competenze in situazioni non immediatamente riconducibili all'usuale, come si fa ora, e a debita distanza temporale da quando tale apprendimento è stato curato, e avrebbero comunque l'obiettivo di valutare l'intero processo (di apprendimento e di insegnamento) in modo onesto e non di sanzionare. In quanto il risultato ottenuto è un "valore aggiunto" ottenuto da una comunità di apprendimento e non da uno studente isolato.
Esiste un unico problema: la libertà di apprendimento: gli studenti possono anche rifiutarsi di apprendere e studiare (l'impegno comprende anche lo studio), rendendo vani i tentativi di  coinvolgerli e motivarli in attività che hanno un senso solo se animate da una ricerca della comprensione. Questo principio di "rispetto" non deve costituire un alibi per giustificare l'adattamento degli obiettivi educativi di tutta la scolaresca a questa componente degli studenti. Si tratta di un problema distinto da quello della definizione di un modello educativo leale e capace di produrre apprendimento significativo in misura maggiore di quanto non accada ora. Ricalibrando gli obiettivi minimi alla pura conoscenza senza comprensione, per ottenere comunque dei risultati da tutti, ci allontaneremmo dalla possibilità di aiutare questi allievi a trovare un senso nello studio e trascineremmo anche gli altri in questo nonsenso. D'altra parte sono certamente molti di più gli studenti che troverebbero giovamento sentendosi liberi di intraprendere pratiche di apprendimento significativo, ora fortemente scoraggiate dal sistema sanzionatorio che favorisce il regresso alle procedure meccaniche ("prima arranchiamo il "sei" e poi ci poniamo il problema di dare un senso e un significato a ciò che facciamo e impariamo").

La risposta alla domanda
"perché fare queste mappe concettuali?" ("why we have to do such concept maps?"),

ce la dà, in due parole, Alberto Cañas:

"If you organize it as a concept map, then you have to understand the topic,". "We want kids to become knowledge constructors instead of just information consumers.

"Se lo organizzate come mappa concettuale, voi dovete per forza comprendere l'argomento". "Vogliamo che i  ragazzi  diventino costruttori della conoscenza, piuttosto che semplici consumatori di informazioni".
(vedere l'intervista di oggi, completa, in italiano o in inglese : "Concept Mapping Idea Going Global")

 Alfredo Tifi - 30 maggio 2005